Gli dèi secondo il mito indiano
"Durante la prima epoca del nostro pianeta, un solo
elemento era evoluto. Il fuoco. Nella nebbia del fuoco che,
secondo la legge karmica governante il Sangsara o Cosmo,
si mise in moto rotativo e divenne un corpo globuloso, ardente
di forze primordiali non differenziate, tutti gli altri
elementi restavano in embrione. La vita si manifestò
dapprima coperta di fuoco, e se l'uomo esisteva in quel
momento, possedeva (come lo si credeva per le salamandre
dell'occultismo medioevale) un corpo di fuoco. In una seconda
evoluzione, come l'elemento fuoco andava assumendo una forma
definita, l'elemento aria si separò da esso e circondò
l'embrione del pianeta come il guscio ricopre l'uovo. Il
corpo dell'uomo e quello di ogni creatura organica furono
allora composti di fuoco e di aria. In una terza evoluzione
il pianeta, immerso nell'elemento aria e circondato di venti,
trasformò la sua natura incandescente e l'elemento
acqua uscì dall'aria vaporosa. In una quarta evoluzione,
quella tuttora perdurante, avendo l'aria e l'acqua neutralizzato
l'effetto del loro parente fuoco, il fuoco produsse l'elemento
terra che lo circonda".
"Esotericamente, gli stessi insegnamenti sono contenuti
nel vecchio mito indiano secondo il quale, sottoposto all'azione
di una grande zangola , il mare di latte che era la nebbia
di fuoco, venne trasformato in burro: la terra solida. Dalla
terra così formata gli Dèi si sono nutriti
o, in altri termini, aspirando all'esistenza in corpi fisici,
essi si sono incarnati su questo pianeta e sono divenuti
i procreatori divini della razza umana".
"Nel Bardo, nei primi quattro giorni, questi primi
quattro elementi si manifestano al defunto nella loro forma
primordiale, ma non nel loro vero ordine occulto. Il quinto
elemento, l'etere, nella sua forma primordiale simbolizza
come "il cammino di luce verde della saggezza delle
azioni perfette" non appare poiché
la
saggezza o facoltà di coscienza bodhica del defunto,
non è stata perfettamente sviluppata"
"L'elemento etere, come l'aggregato della materia (simbolo
della nebbia del fuoco) è personificato da Vairochana
"Colui che rende ogni cosa visibile in forme"
"L'attributo psichico dell'elemento etere - per rendere
il concetto lamaico nel linguaggio psicologico dell'ovest
- è il sub-cosciente".
"Il sub-cosciente - come una coscienza trascendentale
più alta della normale coscienza dell'umanità,
e ancora insufficientemente sviluppata, - è il veicolo
della facoltà bodhica che si crede destinata a divenire
la coscienza attiva dell' umanità durante il quinto
ciclo. La registrazione della memoria di tutte le esistenze
passate nei numerosi stati dell'esistenza sanýgsaòrica,
è latente nel sub-cosciente come lo dice l'insegnamento
stesso del Buddha. Le razze della quinta evoluzione, nella
quale diverrà attivo, saranno invece capaci di ricordarsi
di tutte le loro passate esistenze. In luogo di fede o semplice
credenza, l'uomo possederà il sapere e arriverà
a conoscere sé stesso secondo l'ingiunzione dei Misteri
dell'antica Grecia.
"Egli arriverà alla irrealtà dell'esistenza
sangsarica e degli elementi, e ciò
avverrà come processo normale dell'evoluzione umana.
Ciò nonostante, scopo di ogni scuola Yoga indiana
o tibetana, e scopo del Bardo Thödol, è di sorpassare
questo lento processo di evoluzione normale e di raggiungere
la liberazione fin dal presente. Nel corpo dell'uomo, come
egli è attualmente (quarta evoluzione) ci sono quattro
regni di creature viventi: quelle dell'elemento fuoco, quelle
dell'elemento aria, quelle dell'elemento acqua, quelle dell'elemento
terra. Al di sopra della vita collettiva di queste innumerevoli
miriadi viventi, regna l'uomo. Se egli è un grande
re, pieno della coscienza trascendentale dello Yoga trionfante
(o santo), tutti i suoi sudditi gli si rivelano invece nella
loro natura e gli pongono in mano lo scettro (simbolizzato
dal Dorje tibetano o folgore) della Dominazione universale
sulla Materia. Così l'uomo è veramente il
Signore della Natura che diviene a sua volta governatore
per diritto divino: un Chakravartin o imperatore universale,
Dio e creatore" .
Gli dei secondo il mito greco
Euemero, nel IV secolo a. Cr. tentò una spiegazione
dei miti concernenti gli dèi. Egli disse che altro
non erano che storia umana avvolta di meraviglioso, ossia
che gli Dèi tradizionali erano antichissimi uomini,
re, principi, che hanno popolato la Terra e che sono stati
poi divinizzati.
Così dice infatti un sacerdote di Sais a Solone
che disputa dell'antichità di Atene, e degli antenati
e del primo uomo:
"uno di quei sacerdoti, che era molto vecchio, disse: o
Solone, voi Greci siete sempre fanciulli, e un
Greco vecchio non esiste!
Voi siete tutti giovani
d'anima , perché in essa non avete riposto nessuna
vecchia opinione d'antica tradizione, nessun insegnamento
canuto per l'età. E il motivo è questo. Molti
e per molti modi sono stati e saranno gli stermini degli
uomini: i più grandi per il fuoco e per l'acqua,
altri minori per moltissime altre cagioni. Perché
quello che anche presso di voi si racconta, che una volta Fetonte , figlio del Sole, avendo aggiogato il carro del
padre, bruciò tutto sulla Terra ed egli stesso perì
fulminato, questo ha l'apparenza d'una favola, ma la verità
è la deviazione dei corpi, che si muovono intorno
alla terra e nel cielo, e la distruzione per molto fuoco
e a lunghi intervalli di tempo di tutto quello che è
sulla Terra.
Dal Crizia di Platone leggiamo che i primi abitatori,
"Gli dèi si divisero i vari luoghi di tutta
la Terra secondo la sorte, non per contesa perché
non sarebbe ragionevole dire che gli dèi ignorassero
quel che spettava a ciascuno di essi, né che sapendolo
volessero procurarsi con le contese quel che piuttosto spettava
ad altri. Ottenuto così con le sorti della giustizia
quant'era loro gradito, popolavano le terre, e dopo averle
popolate nutrivano noi, loro possesso e prole, come i pastori
il bestiame: però non costringevano i corpi con la
forza dei pastori, che traggono al pascolo il bestiame con
le percosse, ma, com'è l'uomo un animale dolcissimo,
dirigendo quasi dalla poppa di una nave, secondo la loro
volontà, e adoperando come un timone la persuasione
per muovere gli animi, reggevano così tutto il genere
mortale. Dunque gli dèi, ottenuto in sorte chi un
luogo, chi un altro, li governavano: ma Efesto ed Atena,
avendo natura comune, figli com'erano dello stesso padre,
ed eguali tendenze per l'amore della sapienza e delle arti,
riceverono ambedue, come unica sorte, questa regione, perché
propria e adatta alla virtù e all'intelligenza, e
fatti buoni gli uomini indigeni ne rivolsero gli animi all'ordine
politico. I nomi di costoro si sono conservati, ma le opere
per la morte dei loro eredi e la lunghezza dei tempi scomparvero.
Perché, come si è detto prima rimaneva sempre
superstite la razza montana e illetterata, che aveva udito
solo i nomi dei prìncipi della Terra e ben poco delle
loro opere".
Nel monoteismo ebraico leggiamo che Dio creo l'uomo a propria
immagine e perciò gli uomini, figli di Dio, prima
della caduta erano dèi. Furono questi gli dèi
che per primi popolarono la Terra.
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