Il mito di Atlantide
Atlante era un gigante, figlio di Giapéto e di Asia,
che, per avere aiutato altri Giganti nella rivolta contro
Giove, fu da questi condannato, là dove tramonta
il Sole, a reggere sulle spalle il peso del mondo. Egli
possedeva il Giardino delle Esperidi, dove crescevano i
famosi pomi aurei. "Ercole chiese ad Atlante di poterne
cogliere qualcuno. Atlante, che aveva intenzione di fargli
pagar caro tanto ardimento, si offerse di andare egli stesso
a coglierne tre, purché, nel frattempo, l'altro reggesse,
in sua vece, il mondo". "Ma quando Ercole si fu
addossato quel po' di peso, l'altro non volle più
riprenderselo. Ercole, che, in fatto di furberia non era
meno da lui, finse di rassegnarsi: solo pregò Atlante
di prendere il suo posto finché egli si fosse fatto
un guanciale per attutire il grave peso del mondo.
Atlante ci cascò e il resto s'indovina. Prima che
Giove gli avesse imposto quell'incomodo gravame, Atlante
aveva avuto tutto il tempo per assicurarsi una assai numerosa
discendenza.
Da Pleiòne, aveva generato le Pleiadi, sette; da
Etna, le Iadi (cioè piovose, perché apparivano
in cielo al cominciare della stagione delle piogge), altre
sette; da Esperide, le Esperidi che custodivano i giardini
dello stesso nome, altrettante
Capitò, da lui, al ritorno dall'impresa della Medusa,
Persèo e gli chiese ospitalità. Atlante, memore
di un vaticinio secondo cui sarebbe stato privato dell'oro
da un figlio di Giove, non solo gli negò l'ospitalità,
ma anzi cercò di scacciarlo con la maniera forte.
Allora Persèo, mostrandogli la testa della Medusa,
pietrificò Atlante che così diventò
la montagna che porta ancora il suo nome".
Morelli - Dei e Miti - Ediz. Fratelli Melita
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