La Torre di Babele
Giardini pensili di Babilonia.
Una ricostruzione immaginaria
di Babilonia, in un'incisione del XVI secolo, opera dell'artista
olandese Marteen van Heemskerk (1498 - 1574). La leggenda
narra che il re Nabucodonosor II fece costruire intorno
al
600 a.C. i primi giardini pensili per sua moglie, in modo
che non rimpiangesse la lussureggiante regione della Media
di cui era originaria.
Il nome di Babilonia deriva dall'ebraico
Babel, mentre
in babilonese si diceva Babilu che significa "Porta
del dio", o "Porta degli dèi". I greci
la chiameranno Babilon, da cui Babilonia.
Dopo la descrizione del Diluvio, la Bibbia conclude [Genesi
10, 32]:
"Da esse, dopo il diluvio, sono sorte le nazioni sparse
nel mondo". Seguiamo in Gen. 11, 1-9 il testo Biblico
relativo alla distruzione della Torre di Babele:
"Un tempo tutta l'umanità parlava la stessa
lingua e usava le stesse parole. Emigrati dall'oriente gli
uomini trovarono una pianura nella regione di Sennaar e
vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro:
"Forza! Prepariamoci mattoni e cuociamoli al fuoco!".
"Pensarono di adoperare mattoni al posto delle pietre
e bitume invece della calce. Poi dissero: "Forza! Dunque!
Costruiamoci una città! Faremo una torre alta fino
al cielo! Così diventeremo famosi e non saremo dispersi
in ogni parte del mondo!".
"Il Signore scese per osservare la città e la
torre che gli uomini stavano costruendo. Disse: "Ecco,
tutti quanti formano un sol popolo e parlano la stessa lingua.
E questo non è che il principio delle loro imprese!
D'ora in poi saranno in grado di fare tutto quel che vogliono!
Andiamo a confondere la loro lingua: così non potranno
più capirsi tra loro".
"E il Signore li disperse di là in tutto il
mondo; perciò furono costretti a interrompere la
costruzione della città. La città fu chiamata
Babele (Confusione) perché fu lì che il Signore
confuse la lingua degli uomini e li disperse in tutto il
mondo".
Risulta da ciò l'evidente "dispersione"
dei popoli in tanti frammenti di un mosaico. Questi frammenti,
oltre a "confondere" le lingue, hanno "confuso"
l'unità storica del mondo esistente prima del Grande
Diluvio. I popoli, dispersi nel tempo e nello spazio, ci
hanno trasmesso, da visuali differenti, cronache e racconti
veri, con date affidate prima alla memoria, solo molto più
tardi alla scrittura.
La confusione persiste ancora. Sappiamo però che
molta parte di storia deve essere ricondotta al "vertice
"piramidale che segna l'inizio del tempo nella civiltà
atlantidea.
Era il Ravana dell'Indo, portatore del nome
dei faraoni, il costruttore di quella "Scala"
proiettata nel cielo, il medesimo costruttore della Torre
di Babele, anch'essa diretta alle sommità celesti?
L'indice delle Piramidi, puntato su Babilonia, lo farebbe
presumere. Si tratta di correggere i tempi di questi avvenimenti?
Se così fosse la Piramide farebbe retrocedere di
colpo l'origine di Babilonia alla contemporanea esistenza
di Atlantide, indicando in Babilonia stessa una parte della
storia del Continente scomparso.
Gli storici mesopotamici, che affermano che "tutto
dipende dal diluvio mesopotamico", trovano in quest'ultima
scoperta la conferma della loro tesi. dovrebbero, però,
far risalire quel diluvio al contemporaneo "scempio
delle acque" concernente Atlantide, perché si
tratterebbe del medesimo evento.
L'epopea del re Gilgamesh, con la quale è stato tramandato
il diluvio mesopotamico prima, quello biblico poi, racconterebbe
la fine della civiltà di Atlantide secondo la cultura
e i nomi propri alla sua tradizione. Allo stesso modo sarebbe
stato fatto dalla cultura ebraica.
Questi frammenti di storia, liberati dalla "confusione
linguistica", si rivelano tessere di un mosaico, che
è espressione dell'unica civiltà che abitava
la Terra e che parlava una sola lingua: la Civiltà
di Atlantide.
È ovvio che i Babilonesi con Utnapishtim, gli Ebrei con
Noè e gli egiziani posteriori alla costruzione delle
Piramidi, avendo tutti dimenticato la loro discendenza,
fanno della "Storia Unica" tanti diversi "frammenti",
ognuno dei quali fatto risalire a tempi e ramificazioni
differenti dei loro popoli.
È ancora questa la perdurante confusione linguistica seguita
alla distruzione della "Torre di Babele".
Al riguardo Tucidide, accennando alle difficoltà
incontrate nel dedurre chiarezza dai documenti storici raccolti,
così scrisse: "gli uomini accettano gli uni
dagli altri e riportano pedissequamente, e cioè senza
nessuna personale e creativa ricerca critica, le voci che
corrono sugli avvenimenti più antichi
Così i più mettono poca fatica nella ricerca
della verità e si volgono di preferenza a copiare
e ripetere i luoghi comuni più facili".
Quale significato sottende la Torre di Babele? La scalata
al Cielo!
Ma è perché l'uomo non si perda nelle "cose
del mondo", che l'inesorabile Legge cancella periodicamente
o ciclicamente ogni traccia del suo progresso, affinché
la storia non abbia mai memoria delle cose terrene. È questa
la Torre di Babele, o uno dei suoi innumerevoli aspetti.
Quell'ultimo gradino misterico della scalata al Cielo che
è fatto unicamente spirituale, tale deve rimanere.
Nell'ambito della creazione, la decima corrispondente alla
"sfera" degli Esseri celesti. Per "scalare"
il Cielo, l'uomo deve superare quel gradino spirituale,
rappresentato dalla luce del Sole, che è simbolo
della più alta luce spirituale, rappresentata dalla
Coscienza divina. L'uomo non può "salire"
costruendo una nuova Torre di Babele e soprattutto con l'animo
predisposto alla sfida. Non esiste altro modo per frequentare
il "Circolo" spaziale.
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