La scoperta di Atlantide
Cercavo prove di uno spostamento dell'asse terrestre, non
avevo cercato quello che ora era lì davanti ai miei
occhi: Atlantide. Vi lascio immaginare, non solo lo stupore,
ma la meravigliosa soddisfazione di aver finalmente risolto
quello che si può definire il più grande enigma
dell'umanità. Avrei voluto gridarlo, da subito, a
tutti, trasferire a tutti la mia gioia, avrei voluto percorrere
il mondo intero per dare ad ognuno la mia contentezza.
Lo comprendo, sembra un'esaltazione infantile, ma è
un "bimbo" nell'anima che deve rimanere l'uomo,
se vuole "carpire" il profumo della vita che è
pur piena di sofferenza.
Non ho dovuto attendere molto perché l'entusiasmo,
denudandosi del suo fervore, fosse costretto a bere il calice
dell'amarezza. È così che la vita prende il
sapore della morte.
È accaduto quando ho comunicato la notizia alle agenzie
ANSA e ADN-Kronos, alle televisioni RAI [Tg1, Tg2, Tg3]
e Mediaset [Tg5], alla CNN ad Atlanta ed alla CNN Italia,
alla NASA!, al Corriere della Sera, al settimanale, l'Espresso,
a diverse redazioni di programmi come "Il Filo di Arianna",
"Millennium", che preparava qualcosa di "entusiasmante"
per festeggiare l'arrivo del 2000 . Nessuno ha ritenuto
di chiedere se l'impossibile era stato reso possibile.
Mi sono espresso così perché ricordo un aneddoto
concernente la vita di Einstein. Gli fu chiesto cosa pensasse
dell' "impossibile". Egli, molto semplicemente,
rispose così: "Vi sono cose possibili ed altre
ritenute impossibili, fino a quando non arriva un "imbecille",
vi si mette a lavorare e le rende possibili".
Non si può "bollare" nessuno, neanche un
"imbecille", se non si fa un controllo di quello
che dice.
L'univoca risposta di tutti è stata "inazione"
espressa da silenzio. La collocazione d'archivio era l'indifferenza.
Tutto molto desolante.
Non fa forse Atlantide parte della cultura del mondo? Chi
può dimostrare che la sua storia sia frutto di fantasia?
Non ha forse Atlantide "occupato" la mente di
centinaia di studiosi di livello mondiale?
Sentite come si esprime un gruppo di ricercatori, protagonisti
di un documentario della rubrica "Terra X" di
Discovery Channel dal titolo "Nebbia su Atlantide"
edito dalla tedesca ZDF di Meinz, il cui testo è
di Edmund Levin:
"Per 24 secoli, l'umanità è stata guidata
dal desiderio di riappropriasi di una parte perduta della
sua eredità: l'antica Civiltà di Atlantide.
Abbiamo cercato in tutto il mondo delle tracce, ma non siamo
riusciti a trovare delle risposte definitive Indizi di dove
poteva trovarsi Atlantide sono stati trovati oltre che nell'
Europa, nel lontano Nord America. Noi siamo pronti a seguire
il sentiero ovunque esso porti, ma, senza dubbio ci attendono
nuove domande e nuovi misteri".
Mentre da una parte si afferma la "rabbia" insoddisfatta
di una "umanità intera" che insegue un
desiderio di scoperta, dall'altra si scopre che la realizzata
scoperta non scuote minimamente la "parte migliore"
della nostra stampa.
Complimenti!
Fantasia o storia che fosse, i mezzi di diffusione da me
interpellati hanno dimostrato di non saper fare il loro
lavoro, soprattutto di non saper cogliere, dal punto di
vista giornalistico, la notizia del millennio. È mancata
quella "scintilla" che inclina al vero.
Il diritto alla "cronaca" di uno studioso che
scopre è quello di poter riascoltare, dai mezzi di
diffusione avvisati, un semplice e breve "messaggio"
in attesa di dimostrare coi fatti l'assunto preteso. Un
messaggio non dissimile da quello che segue:
"Uno studioso italiano comunica la scoperta di Atlantide
ed aggiunge di essere in grado di provare l'esistenza del
Continente scomparso ed il suo ritrovamento. Sapremo nei
prossimi giorni quanto di vero ci sia nell'annuncio".
Mi sembra un comunicato assai equilibrato. Quale scandalo
avrebbe potuto suscitare? E quali "fulmini dall'alto"
potevano aspettarsi i responsabili di redazione? A mio avviso
nessuno. C'era un solo professionista che, se non dimostrava
quanto annunciato, bruciava se stesso e la sua credibilità
nell'ambito vitale e lavorativo in cui orbita.
Quel professionista ero e rimango io.
Di quale demenza giornalistica pensavano di essere accusati
gli interpellati se diffondevano la notizia?
A mio avviso si sono privati di un "gioiello"
giornalistico.
Dimostrino ora al mondo con quale presunto "ragionevole"
equilibrio mentale hanno ritenuto di rispondere con abulica
indifferenza ad una "sollecitazione" comunque
aperta al controllo.
Mancanza di coraggio? Evidentemente si. Allora perché
non tentare un controllo preventivo? Spocchia giornalistica?
Evidentemente, si.
Anche queste sono, purtroppo, delle scoperte.
Non mi restava che scrivere un libro, anch'esso "tribuna"
dell'informazione. I nuovi rischi? Trovare un editore il
cui angolo di visione fosse meno "ottuso" di quello
già riscontrato. L'editore che mi pubblica dimostra
di avere la giusta ampiezza di visione.
Ho scritto anche al Presidente della Repubblica Italiana
con la speranza che si facesse "garante" dell'italianità
della scoperta, per evitare il pericolo che altri, con posteriore
rivelazione "congelassero" quella stessa italianità.
Se la notizia fosse stata diffusa, sarebbe stato il più
bel regalo di capo d'anno del 2000, visto che l'ho inviata:
il 25.12.1999.
Una scoperta "incredibile" mi ha esaltato, uno
sconcertante silenzio, vestito di iperbolica "incredulità",
mi ha "respinto".
Con il "silenzio" si è creduto di dare
intelligenza ad un comportamento. Il silenzio diventava
invece solo un atto di accusa nei miei confronti. Quel silenzio
dimostrava mancanza di coraggio, che è parente stretto
della viltà.
Contro ogni abbattimento, ho rimesso i piedi per terra a
riconsiderare, non l'intelligenza del mondo, ma quella di
coloro che nel mondo dicono di contare. Della loro intelligenza
dubito fermamente.
Il tempo darà ragione alla verità come ha
sempre fatto.
Con il libro che racconta della scoperta, consegno la "scoperta
stessa" alla storia, affinché la verità
sopravviva. Quando però la verità sarà
affermata, l'umanità riconoscerà i "morti",
i "sepolcri imbiancati" che oggi appaiono vivi.
Mi par d'ascoltare Timeo:
"Diciamo dunque per qual ragione l'Artefice fece la
generazione e quest'universo. Egli era buono, e in uno buono
nessun'invidia nasce mai per nessuna cosa".
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