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HERA
Miti - Civiltà scomparse - Misteri archeologici
HERA
N° 55 Luglio 2004
di Adriano Forgione
Il testamento di Adamo, l'atlantideo
di Adriano Forgione
Questo articolo, sebbene con un titolo differente,
è la prosecuzione dell'intervista a Gennaro Anziano,
pubblicata nello scorso numero con il titolo Atlantide
la Groenlandia e il doppio pentacolo. 
Adriano Forgione: Lei ha scritto anche un dizionario
della conoscenza dal titolo Il Sentiero Azzurro, su quali
libri si è basato per un'opera così importante.
Gennaro Anziano: "Ho impiegato quasi venti anni
a scrivere e pubblicare "Il Sentiero Azzurro",
il mio Dizionario della Conoscenza. Per far questo ho dovuto
studiare una grandissima varietà di testi di tutte
le culture del mondo. Vanno citati i Veda, la Bhagavad Gita,
cioè la Bibbia Induista, il Ramayana di Valmiki dove
si racconta la civiltà dravida dell'Indo, comparsa
d'un tratto, già perfettamente evoluta, dissimile
da qualunque altra e con una tecnologia superiore a quella
attuale, e nella cui storia s'intravede il "canovaccio"
della Torre di Babele. Un altro grande testo è il
Mahabharata, il più grande poema epico della letteratura
mondiale, chiamato anche il Quinto Veda, nel quale è
scritta la storia della Terra fino a 5000 anni fa. Se
il Ramayana può essere considerato "kavya",
cioè poesia, è da ricordare che il Mahabharata
è "Itihasa", cioè storia. Il termine
Itihasa significa, infatti, "in verità questo
accadde", perciò il Mahabharata è storia.
Sono le Upanishad, tuttavia, che aprono i significati segreti
dei Veda stessi. Con il termine Upanishad s'intendono proprio
gli "insegnamenti segreti". La mia ricerca ha
percorso i sentieri della Prajnaparamita, che comprende
i sutra buddisti. Anche in questo caso il termine "sutra"
ha significato di "insegnamento profondo". I sutra
più mistici appartengono però al Buddhismo
Tantrico. Con essi si cerca di comunicare l'intima relazione
fra mondo esterno e mondo spirituale e l'identità
della Mente con l'Universo. I tibetani indicano tale relazione
con il termine Rig pa, cioè la dimensione non duale
della realtà, dove l'elemento oggettivo è
vidya, cioè la Conoscenza. Ricorda? Conoscitore e
oggetto della conoscenza sono la stessa cosa!
Il Taoismo e lo Zen sono altre due sponde da me percorse.
Per Lao Tsu il mondo si divide in due tipi di uomo: l'"iniziato"
e il "volgare". Il primo è quello che,
compreso il Principio e la sua legge immutabile, vi aderisce;
il secondo, colui che non comprende e rimane condannato
per l'intera esistenza a subire la dissonanza fra sé
e la Natura. Così il profano si riempie di cose,
il saggio se ne svuota. Ciò che l'uomo chiama dolore
è la sua azione. La Conoscenza tuttavia non è
qualcosa che si può apprendere in un libro perché
essa è data dall'"esperienza viva". L'esoterica
Verità rimane nascosta ai lettori che non vivono
le esperienze delle Vie di conoscenza. La presenza di un
Maestro è indispensabile per far svegliare la nascosta
energia che vive all'interno dell'individuo, essendo l'insegnamento
la comprensione concreta dello stato dell'esperienza umana,
e non qualcosa di sacro che appartenga ai templi o alle
scritture. La recondita energia nell'uomo ha per gli induisti
il nome di Kundalini, che è il latente potere divino
in tutti gli esseri. Nella Cabala, o Hochmà Nisteret
"saggezza nascosta" degli ebrei, troviamo il segreto
della Bibbia mosaica. Essa designa la "Tradizione segreta",
in quanto nel suo significato letterale è la ricezione
nitida, l'accoglienza e l'assimilazione del divino da parte
dell'uomo. Mosè rivelò solo a pochi il senso
esoterico della Cabala, e insegnò che l'Arca da lui
offerta all'adorazione del suo popolo era il Simbolo dell'Agnello
di Ram, che Irsù aveva fatto a pezzi. A essi solo
insegnò a svestire le leggende dei loro veli, a estrarre
il meccanismo fisico morale e intellettuale di tutto l'Universo,
e confidò che Ieova non era altri che Yod-Eva (Adam-Eva),
la Vita-Una, della quale la Piramide di Giza era l'espressione
in muratura. La Cabala era la chiave magica che apriva simbolicamente
il santuario delle Piramidi dove si intravedeva, come in
una visione d'incanto, l'Agnello di Ram resuscitato. La
Cabala è la tradizione occidentale per eccellenza.
Essa riassume l'insegnamento del passato e ha una stretta
parentela coi testi indiani e assiri, senza esserne figlia.
Alla base c'è un insegnamento comune, pregno di matematica
e di astrologia, che permette di ricostruire il filo d'Arianna,
la memoria che riconduce Tutto all'Uno Universale. Queste
cose le troviamo nella Bibbia, nel Talmud, nel Sefer Yetzirà
e nel Sefer Ha-bahir (il Libro Chiaro), ma il libro base
rimane il Libro dello Splendore, lo Zohar, che è
il Midrash (il libro dell'Esegesi) per la Torah. La mia
ricerca passa anche per il Sufismo Islamico (Tasawwuf),
al quale non sono estranei, sia il misticismo cristiano,
sia la tradizione greca, sia quella indiana come lo yoga.
Nel Cristianesimo la Tradizione occulta o misterica passa
per il monte Athos, dove l'Esicasmo*
(Note: *Gli
esicasti letteralmente "coloro che vivono in pace" nella
teologia bizantina sono i seguaci di una dottrina ascetico-mistica
cristiana accompagnata da pratiche come la preghiera contemplativa
tipicamente orientale.) o
Yoga cristiano svolge un ruolo importante ai fini della
realizzazione spirituale. In altri ambiti sono gli Esecizi
di Sant'Ignazio di Loyola a ricordare la Scuola Buddista
del Nord e le pratiche del Raja Yoga. Anche Gesù,
colui che ha pienamente compiuto il messaggio della rivelazione
divina, mantiene segreta ai più la dottrina, rivelandola
solo a pochi eletti. I testi sopra citati sono tutti frutto
di "rivelazione" e non sono opera soltanto dell'uomo.
Dalla più antica storia umana si rintraccia il filo
conduttore del divino che si è rivelato all'uomo.
Tutta la cultura del mondo lascia trasparire un orizzonte
comune che il tempo e gli eventi hanno diviso".
Adriano
Forgione: La scienza dell'uomo, la Via dello Spirito, sono
il legame che unisce l'Uomo al Divino. La perdita di questo
concetto è stata la causa della disgrazia di Atlantide.
Sebbene il suo Atlantide. Scoperta la terra degli dèi
sia un libro tecnico, offre molti spunti di ricerca interiore.
Una frase mi ha colpito particolarmente quando afferma che
la Fede è la prima matrice di ogni verità.
Cosa intende dire?
Gennaro Anziano: Che con la fede si ottiene ogni cosa.
Ho appena accennato ai miracoli. Essi sono figli della Volontà
dell'uomo. Una volontà costantemente diretta determina
quella forza che chiamiamo fede, necessaria per ogni successo.
Gesù ha sempre ricordato ai miracolati che è
stata la loro fede a salvarli.
Adriano Forgione: Il diluvio causò una diaspora
delle genti di Atlantide che civilizzarono in seguito nuovamente
il mondo. A questo proposito Lei lega l'aramaico al linguaggio
kharosthi della Valle dell'Indo, presupponendo una derivazione
comune non solo nel linguaggio, ma anche nella tradizione
da cui sono scaturiti i messaggi contenuti nei Veda e nella
Bibbia. Dove possono essere rilevabili tali legami e, nello
specifico, quali sono?
Gennaro Anziano: L'uomo occidentale moderno è
abituato a far discendere la storia dell'intera umanità
dalla civiltà di UR secondo quanto i resoconti biblici
raccontano. Noi possiamo scrutare nell'antica Civiltà
dell'Indo e poi dell'India una scaturigine, più che
possibilistica, di unità di lingua e di storia. Non
dimentichiamo che la Bibbia ci dice che l'umanità
parlava una sola lingua. Si dimentica, inoltre, che la Bibbia
è stata scritta in aramaico, lingua evolutasi insieme
al dialetto kharosütühi, che si scrive come l'aramaico
da destra a sinistra e rappresenta non solo uno dei due
fondamentali alfabeti indo-ariani, ma è la lingua
di cui il re Ashoka, si è servito per tramandarci,
incisi su superfici rupestri, gran parte dei testi buddhisti.
Ciò dimostra una strettissima "risonanza"
con quella cultura e tradizione, anche se poi il racconto
storico della Bibbia si sposta con il peregrinare delle
genti di Israele.
Quello che ci rimane dalle due tradizioni, apparentemente
distinte fra loro, è un'unica fondamentale verità
canonica riscontrabile in entrambi i testi sacri delle due
religioni, e che riguarda: la paternità dell'umanità.
E' ascritta a Brahma nei Veda e ad Abramo nella Bibbia.
Ambedue sono "Padri di tutte le Nazioni". Nei
Veda la figura di Brahma è ancor più specificata
quale ulteriore creatore anche dell'universo materiale.
Ciò può farci capire quale e quanto dominio
l'uomo ha sulla natura materiale. Nei Veda, Brahma ha per
moglie Sarasvati, nella Bibbia, Abramo ha in moglie Sara.
Anche un bambino capisce che le due culture, per un certo
tempo, hanno camminato insieme prima di dividersi. Quella
che è la caratteristica generale dei sistemi indiani
e che ne costituisce la vera profondità, è
la suprema importanza attribuita alla coscienza e ai suoi
stati. Sono questi stati che creano, sostengono e distruggono
i mondi. Brahma, Vishnu e Shiva sono i nomi delle funzioni
della Coscienza Universale Unica che opera in noi stessi".
Adriano Forgione: Mi ha intrigato la spiegazione
che nel suo saggio offre del nome Viracocha, di derivazione
sanscrita. Può parlarcene?
Gennaro
Anziano: Tiahuanaco ha una leggenda ispirata a Virakocha,
o Viracocha, un dio dalla pelle chiara. Si dice che "Virakocha
fosse giunto sulle Ande in un'epoca di tenebre successiva
ad un grande cataclisma". Viracocha non deriva esclusivamente
dal sanscrito, ma è una commistione di questa lingua
con quella parlata dagli autoctoni che risiedevano a Tiahuanaco
L'etimologia del suo nome, riconducibile a due lingue, una
delle quali è il sanscrito, ci farà capire
il suo Paese d'origine. In sanscrito Vÿra vuol dire,
uomo, eroe; Vÿra o daòka (Esseri semidivini
di sesso maschile del tantrismo indù) era anche la
controparte maschile di una daòkinÿ. Anche il
popolo latino erediterà questo vocabolo. La parola
"vir", significa proprio uomo, ma un uomo particolarmente
vigoroso. Ancora oggi noi, per indicare un maschio valoroso,
diciamo che è virile. Vira, perciò, vuol dire
"Uomo", e, nel suo significato più esoterico
"Eroe". L'altra parte del nome "kocha",
in lingua quecha vuol dire "acqua", "mare".
Virakocha o Viracocha, pertanto, vuol dire "Uomo che
viene dal mare", e, più brevemente "Uomo
del mare" o "Eroe del mare". E' facile immaginare
la scena di questo "battesimo" del nome. Il navigante
proviene dal mare. Rivolto agli abitanti di Tiahuanaco,
che non parlano la sua lingua, si batte le mani nel petto
per indicare sè stesso e dice "io" in sanscrito
"aham". Poi aggiunge "uomo" cioè
"vÿra". Gli indigeni tralasciano di soffermarsi
su "aham", perché comprendono il riferimento
soggettivo e, indicandolo, ripetono con lui, "tu"
"vÿra". Soddisfatto il navigante porta lo
sguardo al mare, stende la mano e dice "vengo da lì",
cioè dal "mare". E quelli che intuiscono
l'indicazione la traducono immediatamente nella loro lingua:
si, "mare", cioè "kocha", e poi,
più sinteticamente tu "Vira" tu "kocha",
tu "Virakocha".
Ma, come già detto, Vÿra è parola sanscrita.
Questo ci dice che Virakocha proveniva dalla valle dell'Indo
dove si parlava quella lingua (cfr. HERA n° 52 pag.45).
E' possibile che egli sia passato anche per Angkor, prima
di giungere sulle Ande, diventando l'ottavo capo degli inca,
il lignaggio dei quali era iniziato con Manco Pacac.
Adriano Forgione: Lei parla di Adamo come una moltitudine
di uomini e non di un solo individuo. In Pratica Adamo sarebbe
indice di una civiltà primigenia che viveva in una
terra ospitale (il giardino dell'Eden). Quali fonti affermano
ciò e dove era situato il Giardino dell'Eden secondo
Lei?
Gennaro Anziano: Rovescio le due parti della domanda,
cominciando dalla seconda. Secondo il testo biblico, per
collocare il Paradiso terrestre occorre risalire ad Adamo.
Bisogna invece risalire a Brahma secondo i testi Vedici.
Un mito presenta Brahma in forma di Androgino: "Egli
si mutò in due persone, il primo uomo, Manu Svayambhura,
e la prima donna, Satarupa". E forse bisogna risalire
a Poseidone secondo il mito e collocarlo nel Giardino delle
Esperidi. L'Eden, il "Paradiso terrestre", che
è condizione di felicità sulla Terra ottenuta
in osservanza alla legge divina, è indicato in tutte
le culture come un Giardino di godimento dei frutti della
Terra. E la parola Eden vuol dire proprio Giardino. La cacciata
biblica dal Paradiso è assolutamente analoga alla
cacciata di Atlante dal Paradiso delle Esperidi trasformatosi
in un "sepolcro" infernale.
Per rispondere alla domanda relativa ad Adamo devo dire
che Adamo, cioè l'uomo in generale, quale dio decaduto,
ma soprattutto addormentato, ha il compito di riprendere
la sua condizione primigenia.
"Il Signore Iddio aveva preparato un grande giardino
ad oriente che si chiamava Eden e lo aveva destinato all'uomo.
L'Eden era bagnato da quattro fiumi: l'Indo (Pison) che
gira intorno ai monti dove è l'oro, lo bdellio e
l'onice, il secondo fiume si chiama Nilo (Ghion), che attraversa
tutta la regione di Cus (Sudan e Etiopia), il terzo fiume
si chiama Tigri (Iddechel) che scorre a oriente del paese
degli Assiri, il quarto fiume si chiama Eufrate. Il Signore
prese dunque l'uomo e lo pose in questo Eden lussureggiante
perché lo coltivasse e lo custodisse". Questo
uomo si chiamava Adamo. Il Libro di Enoch svela il mistero
di questo nome: "Lo chiamai Adam perché lo avevo
reso arbitro e regolatore di tutta la terra da orizzonte
a orizzonte, dall'uno all'altro dei quattro punti cardinali:
Arctus (settentrione),
Disi (occidente),
Anatole (oriente),
Mesembria (meridione).
"Per questo gli ho dato nome ADAM. Adamo non era un
uomo solo, ma una immensa moltitudine di uomini di tutte
le razze (Amurrun, Subartu, Sumeri, Accadiani, ecc.) che
popolavano un territorio così vasto da spaziare ai
quattro venti. E il segno del Labris era il simbolo di quell'Impero:
l'Eden". Le ho citato un testo di Mario Pincherle -
Come esplose la Civiltà (Armenia). In altri termini
la caduta dell'uomo Adamo, simbolo di una Generazione divina,
è un precipizio dissimile da uomo a uomo. Con Franz
Hartmann, ne "Il mondo magico di Jacob Boehm"
(Ed. Mediterranee) mi piace ripetere: "come l'uomo
futuro rigenerato, il secondo Adamo era contenuto nascosto
entro il primo Adamo; in modo simile il Nome di Gesù
era nascosto nel nome di Geovah, che è Lui stesso
l'Uomo Universale. Finché Adamo non smise di assomigliare
a Dio, il Redentore entro di lui non si rese visibile. Questo,
però, avvenne immediatamente dopo la caduta".
Adriano
Forgione: A proposito di Adamo è molto interessante
il legame da Lei presentato tra il nome Atlantide e quello
di Adamo. Può chiarire per i nostri lettori da dove
deriva tale legame?
Gennaro Anziano: La similitudine di Adam con Atlantide
sta nel prefisso ati. Atilant (Prima Terra) per Atlantide
e Atiman (Primo Uomo o Prima Generazione) per Adam. Sinonimo
di "ati" è "adi" che vuol dire
"primo". Manu significa "uomo" mettendoli
insieme abbiamo adimanu, cioè "il primo uomo"
che può trasformarsi nel tempo, prima in "adman",
poi in "adam". La lingua sanscrita si è
portato dietro, senza più saperlo quel nome diventato
Adam presso gli ebrei ma la cui origine sembra appartenere
ad una civiltà ben più anteriore. Ricordiamoci
che l'aramaico non usava le vocali. Lo spostamento della
"a" che si trova in "man", realizzato
dai masoreti davanti alla "m", trasformando il
vocabolo in amn ha fatto diventare Adman, prima Adamn, e
poi definitivamente Adam.
Adriano Forgione: Lei scrive di un testamento lasciato
dagli uomini di Atlantide e i loro sopravvissuti all'uomo
del futuro. Di che tipo si testamento si tratta?
Gennaro Anziano: Gli Atlantidei, condannati alla distruzione
e alla divisione delle lingue, per aver abusato delle Leggi
divine, volevano avvertire i posteri di non ripetere il
grande errore da loro commesso. Rintracciamo questo racconto
nella storia della Torre di Babele, che, contrariamente
a quanto sembra, riguarda invece proprio la civiltà
atlantidea. La Bibbia, fa risalire il racconto a epoche
molto più recenti, ma si sa, il Libro è stato
scritto nel periodo della Confusione delle Lingue, e ha
quindi potuto riallacciare nella maniera più possibilistica,
il filo di Arianna della memoria; perciò una parte
della storia ha perso le sue radici d'origine. Nella storia
di Babele si legge che l'uomo aveva costruito una Torre
in "mattoni" e con questa voleva arrivare fino
al Cielo. Saremmo degli stupidi se prendessimo alla lettera
questo racconto. Anche oggi è inconcepibile pensare
che si possa, con una torre di mattoni, arrivare fino al
Cielo. La storia di Babele ha un suo significato esoterico
perduto nei Tempi. Oggi l'uomo vuole riconquistare il Paradiso
non attraverso il processo spirituale della Resurrezione,
ma con la costruzione di una Torre per innalzarsi nuovamente
ai cieli.
Adriano Forgione: Crede davvero che gli uomini oggi
abbiamo ripreso la costruzione della Torre come si racconta
di Babilonia?
Gennaro Anziano: Senza dubbio. Per questo motivo gli
atlantidei sopravvissuti, hanno affidato i segreti di quel
monumento al codice "misterico" della Croce Egizia,
elemento essenziale della Piramide, lasciando i non "iniziati"
nella condizione di "profani", cioè fuori
e non dentro il "Tempio della Conoscenza", rappresentato
appunto dalla Piramide. Le ragioni sono state già
espresse: l'uomo può salire al cielo solo con ciò
che gli è concesso dall'alto, e in nessun altro modo.
Non si può costruire una "Torre di Babele"
per salire, senza il consenso dell'Alto. La dura esperienza
vissuta con la "devastazione" della Terra è
stato il "sacro" ammonimento. Quando, infatti,
l'orgogliosa umanità aveva, con Atlante, sfidato
il Cielo, la Terra si era scollata dal suo asse. Oggi l'umanità
è ancora una volta predisposta a sfidare il Cielo.
E' per questo che viene rivelato il mistero, affinché
quelli che hanno orecchi intendano. Sono convinto che la
perdita del controllo spirituale, lungo il sentiero della
ricerca scientifica, ci riporterà vicini al "Grande
Salto" cui è stata condannata Atlantide. Fino
a quando l'uomo non comprenderà che la sofferenza,
anche quella d'ordine collettivo, è la risposta ai
suoi errori, saremo sempre punto e a capo. E', però,
troppo semplicistico rappresentare tanta drammaticità
con la "carrellata" di una macchina per scrivere.
Quell'ultimo gradino misterico che porta dal nove al dieci
rappresenta la decima creazione corrispondente alla "sfera"
degli Esseri celesti. Per "scalare" il Cielo,
l'uomo deve superare quel gradino spirituale, simboleggiato
dalla luce del Sole, ulteriore simbolo della più
alta luce spirituale, che è la Coscienza divina.
L'uomo non può "salire" costruendo una
nuova Torre di Babele e soprattutto con l'animo predisposto
alla sfida. Non esiste altro modo per frequentare il "Circolo"
spaziale. Qualcuno potrebbe dissentire, osservando che il
9 corrisponde a un valore metrico e perciò non corrispondente
al sistema dei costruttori. La contaminazione della terra
che spinse il divino a purificarla con un cataclisma terrificante
che interessò l'intero globo, risiede oltre che nella
pratica del "nucleare", nel tentativo di volere
effettuare una nuova "scalata" al cielo. Tale
"scalata", ancora oggi, è sintetizzata
nella mitica e simbolica Torre di Babele. I più intelligenti
avranno già capito a quale tipo di "Torre"
allude la leggendaria Torre di Babele, certamente non alla
puerile torre in mattoni e bitume. Per accedere al cielo
occorre ben altro. Oggi, siamo arrivati alla medesima soglia:
vogliamo aprire la "porta degli dèi", o
Bab-ilani, cioè di Babilonia. Come? Se guardate alle
"Rampe missilistiche", dalle quali si vuole ripetere
una nuova "scalata" verso il cielo, capirete di
che natura è l'odierna Torre di Babele. Se volete
individuare quanto l'antico "orgoglio" di Atlante
fosse identico a quello dell'uomo di oggi, osservate il
significato della parola "Challenger", con cui
vengono nominate talune navicelle spaziali e capirete quale
reiterata "sfida" l'uomo lancia ancora una volta.
Ma la rivelazione dell'intero mistero di Atlantide la lasciamo
ai lettori del mio libro.
Adriano Forgione: A che punto è la sua ricerca
oggi?
Gennaro Anziano: Le posso anticipare che riguarda la
scoperta dell'Anno zero, tema del mio ultimo libro, dove
rivelo l'anno in cui è veramente nato Cristo e l'anno
in cui è veramente morto. Un altro argomento interessante
è la visione degli ultimi tempi visti dopo la scoperta
la Scoperta di Atlantide, le Profezie di Malachia, degli
aztechi e dei segreti di Fatima malamente interpretati dalla
Chiesa; ma ne riparleremo.
Note:
(1) Gli esicasti letteralmente "coloro che vivono in
pace" nella teologia bizantina sono i seguaci di una
dottrina ascetico-mistica cristiana accompagnata da pratiche
come la preghiera contemplativa tipicamente orientale.
Se vuoi conoscere la verità su
Atlantide e dove ancora si trova una sua grande parte, troverai
la risposta nel libro:
Atlantide.
Scoperta la terra degli dči
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