La pi grande scoperta Archeologica di tutti i tempi

       Gennaro Anziano scopre il mistero di Atlantide e documenta la sensazionale scoperta in un avvincente libro  

 

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Le Piramidi

L'etimologia della parola Piramide ha interessato più di uno studioso. Georges Barbarin, in un lavoro dal titolo "La profezia della Grande Piramide" - La fine del mondo adamitico, Ed. Atanòr - Roma, riporta qualche spiegazione:

"L'origine del nome Piramide ha dato vita a parecchie interpretazioni. Le parole caldee Urimmiddim significano le luci e le misure. Ora, in caldeo e in ebraico Urim serviva ad indicare la luce nel senso di rivelazione. Ciò servì a D. Davidson, nel corso dei suoi lavori con il dr. Aldersmith, per vedere nella Grande Piramide l'espressione metrologica o geometrica della Rivelazione divina. A nostro parere la più esatta interpretazione sarebbe forse quella di Defeu, secondo il quale, in lingua copta (Egiziana Faraonica) Pirimit" o Piremit significherebbe la decima parte o il decimo della misura o numeri".

André Pochan, sempre nel testo sopra citato, replica:
"Sono state proposte molte spiegazioni della parola piramide; ma nessuna accettabile a nostro avviso. Vi si è voluta trovare la radice greca pur = fuoco, a causa della somiglianza della figura geometrica con quella della fiamma. Certuni propongono la radice
puroz = grano e ne deducono che le piramidi non erano altro che i granai di Joseph (Haramat Yussef). Adler ritiene che la parola derivi da Pi-Rama: l'altezza; il monumento alto. Volney ricava l'etimologia dall'ebraico Bur-a-mit: la caverna della morte; il sepolcro. Per Maspero, nessuna delle etimologie proposte è soddisfacente. Secondo lui la meno avventata è quella di Cantor Eisenlohr secondo cui piramide sarebbe la forma greca del termine composto peri m uisi, che nel linguaggio matematico egizio serve a designare lo spigolo obliquo della piramide. La grafia geroglifica della parola è:


mr: "La Scala"

"Poiché il valore fonetico della spilla per capelli è mr, c'è dunque sovrabbondanza, nella grafia geroglifica, il che è di solito in egizio; questa parola, tuttavia non ci dà l'etimologia di piramide. La soluzione è secondo noi, la seguente. La parola "piramide" proviene dall'egizio:


pr m it: "la dimora dei lamenti"; "la casa del morto"

"La parola piramide, dunque, significa semplicemente: "tomba". Potrebbe andare bene un'altra grafia, con lo stesso senso:


pr m mwt: "la dimora del sarcofago"

Prima di procedere ad un esame del significato etimologico dobbiamo domandarci se la parola Piramide ci deriva dalla più lontana antichità, cioè dai costruttori, o se è andata a costituirsi nel corso dei millenni a seconda dei rapporti che le civiltà hanno avuto con essa.
Un esempio ci viene dal tentativo di assegnarle il significato di puroz , cioè grano perché altro non erano che i "granai di Joseph" (Haramat Yussef). Questo significato potrebbe anche andar bene, ma è evidente che in un caso come questo ci riferiremmo ad una situazione posteriore alla costruzione della Piramide e che il termine non apparterrebbe alla costruzione, e le sarebbe stato assegnato per una funzione cui fu sottoposta.
Tuttavia, nel mentre sono da escludere le etimologie di piramide come tomba, come quella di Volney che ricava l'etimologia dall'ebraico "Bur-a-mit", "la caverna della morte, il sepolcro"., e l'altra relativa a pr m it, "dimora dei lamenti" o "casa del morto" c'è da fare una serie di riflessioni intorno agli altri significati. La prima riguarda le intuizioni di Aldersmith che gli hanno fatto vedere nella Grande Piramide "l'espressione metrologica o geometrica della Rivelazione divina", intuizioni scaturenti dalle parole caldee Urimmiddim" ("le luci e le misure"), e da quella caldeo-ebraica "Urim" ("luce" nel senso di rivelazione). Questi concetti non sono estranei alla Piramide, poiché appartengono alla sua ragione costruttiva.
Allo stesso concetto appartengono sia l'etimologia riferita a "Pirimit" o "Piremit" quale decima parte o il decimo della misura o numeri", visto che la Piramide è stata costruita quale rappresentazione del globo terrestre con un progetto in "scala", sia l'etimologia riferita proprio al termine "Scala" per quanto appena detto.

Paradossalmente rientra nei piani piramidali anche il termine pr m mwt: "la dimora del sarcofago", ammettendo però che il sarcofago della camera cosiddetta del Re non conteneva un morto bensì un vivo che si preparava all'al di là.
Non sono fuori del concetto neanche gli altri due significati: quello di Adler secondo il quale la parola deriverebbe da "Pi-Rama", "l'altezza; il monumento alto", è quello di Cantor Eisenlohr secondo cui "piramide" sarebbe la forma greca del termine composto "peri m uisi", "che, nel linguaggio matematico egizio serve a designare lo spigolo obliquo della piramide". Tutti questi significati rispettano in qualche modo il concetto di costruzione cui la Piramide si ispirò.
Il più sintetico e verosimile, in contrasto con quanto ritiene André Pochan, sembra essere quello attinente proprio alla grafia geroglifica mr ["La Scala"], in quanto la piramide è vista quale "strumento metrologico". Al di là di una comprensibile rivelazione divina, cui Adler aderisce, la Piramide diviene diretta espressione rappresentativa della Terra, e del sistema solare, ma soprattutto una "Scala" spirituale per "restituire" i morenti verso il Cielo.
A confortare queste ultime considerazioni si aggiunge l'iscrizione scoperta da Reisner nella mastaba di Pen Meru a Giza dove la piramide viene definita "Tempio solare".
Sempre Pochan:

"Ogni piramide regale aveva un suo nome proprio. Le tre grandi Piramidi di Giza si chiamavano:

  • L'Orizzonte luminoso di Khuf Wey
  • Grande è Khefra
  • Divino è Menkaura

La Piramide non è una tomba, anche se l'iscrizione trovata nella Mastaba di Pen Meru a Giza lo dimostra da sola. Essa era un tempio di altra natura, altrimenti l'iscrizione avrebbe nominato una tomba, invece dice chiaramente "Tempio solare". Il sarcofago della camera del Re che, secondo gli studiosi, avrebbe dovuto contenere un cadavere era invece un loculo iniziatico, mirante ad usufruire dell'enorme energia della Piramide, concentrata proprio in quel punto, convogliata e focalizzata dalla Legge dello spigolo obliquo, e dall'armonia delle proporzioni delle misure cosmiche, per spostare l'interiorità dell'iniziato su piani più elevati e solari della coscienza. Un'esperienza questa molto vicina al trongjug (Grong-hiug) dei tibetani.

"Stando alla tradizione, circa novecento anni fa, da fonti superumane, venne rivelata, ad un piccolo gruppo scelto tra i più santi guru tibetani e indiani, una divina scienza segreta chiamata dai Tibetani Trongju, che vuol dire Trasferenza e Ispirazione".

Per comprendere quanto siano vicini il Tibet e l'Egitto, c'è da fare un'altra considerazione intorno al vero titolo del "Libro dei Morti degli antichi Egiziani". Esso è Per-Em-Ra che significa "Uscita alla luce". Questa "uscita alla luce" riguarda proprio la coscienza dell'uomo imprigionata nelle "tenebre" della materia. Come accade per il "Libro Tibetano dei morti", anche in questo caso, più che Libro dei Morti, si deve parlare di Libro della Vita.
Ora questo Per-Em è assai simile a Pir-Am, che forma la parola Piramide, anch'essa un'"uscita" dal mondo umano.

A consentire la scoperta di Atlantide, è stata la ferma convinzione che la Piramide non fosse stata costruita come una tomba. Un'altra convinzione è stata quella di ritenere che dovesse esserci una sicura relazione fra le piramidi delle Americhe e i grandi templi sparsi intorno al mondo. Non era verosimile che due continenti, come l'Europa e le Americhe, pur spaccati da grandi oceani, l'attraversamento dei quali doveva avvenire da parte della nostra civiltà solo dopo il 1492, fossero irrimediabilmente divisi anche nella cultura delle loro civiltà, nonostante la straordinaria, univoca somiglianza riscontrabile nella tipologia delle loro costruzioni. Non dimentichiamo che tali costruzioni contengono, nell'armonia delle misure, un "potere" energetico la cui natura è ancora sconosciuta alla scienza contemporanea.
Non possiamo ricorrere al caso, saremmo ciechi.
Questo solo dato pone il nostro livello scientifico al disotto di quello dei divini esseri delle Piramidi, visto che ancora non sappiamo quello che essi conoscevano.
Il caso è un termine sul quale si è abusato in maniera spropositata ed irrazionale. Quando non si ha chiarezza di visione intellettuale, il rifugio delle menti elementari diventa il caso.
Tale conclusione si pretende scientifica senza esserlo.

Le convinzioni sono certamente delle opinioni personali, ma se hanno il conforto del riscontro, acquistano il carisma della verità.

Quelli che si fanno chiamare "scienziati", e che scienziati non sono, perché il loro attributo è quello di "ricercatori", non pensino che l'essere accompagnati dalla fede sia un limite alla scienza, perché Dio è la Scienza stessa e l'unico vero Scienziato. Senza di lui nulla può essere appreso.
Gli "scienziati" in generale e certi storici in particolare sono come dei magnifici specchi; nessuno mette in dubbio la loro abilità elucubrativa, solo che a volte "riflettono" male la verità. Un po' come l'acqua che devia l'immagine di un bastone immerso sotto la sua superficie.
Per intenderci uno specchio non "seleziona" la visuale, la penetra tutt'intera, senza nulla escludere dal suo campo visivo. Lo scienziato che prende in esame solo la parte che gli interessa dimostra la sua pochezza intellettiva.
C'è da considerare che il sapere non ci deve porre su di un piedistallo, come se la "scienza" in nostro possesso fosse l'avallo giustificativo dell'arroganza; deve solo farci comprendere, che per misteriosi meriti passati, abbiamo ricevuto un "regalo" e che più in alto di noi c'è Colui che lo distribuisce. Noi stessi non dobbiamo diventare il regalo. Noi non siamo il regalo.
Occorre capire dalle parole di Gesù [Gv 3, 31]:

"Chi viene dall'alto è al di sopra di tutti, ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti".

È la magia divina, l'antica scienza che insegna il potere della parola". Magia usata dai grandi demiurghi quali Mosè, Apollonio di Tiana, Rama e dagli stessi costruttori delle Piramidi.
La "psicologia", a cui lo scientismo moderno ha riconosciuto una data recente, è ancora troppo ferma allo stato di "ricerca", lontana dall'essere "scienza" e soprattutto non considera progettuale il problema dell'anima.

"Gli ermetisti erano in origine alchimisti, astrologi e psicologi, essendo stato Ermete il fondatore di queste scuole di pensiero. Dall'astrologia è venuto fuori l'astronomia moderna, dall'alchimia, la chimica moderna; dalla psicologia mistica, la moderna psicologia delle scuole. Ma non si deve credere che gli antichi ignorassero ciò che le scuole moderne suppongono essere loro esclusiva e speciale proprietà. Dalle memorie incise sulle pietre dell'Antico Egitto risulta in modo definitivo che gli antichi avevano vaste cognizioni astronomiche, del che fa fede il sistema di costruzione delle Piramidi. Essi erano pure a conoscenza della chimica, mostrando i resti delle antiche scritture come avessero nozione delle proprietà chimiche delle cose. Infatti, le vecchie teorie fisiche hanno avuto a poco a poco conferma dalle più recenti scoperte della scienza moderna, segnatamente da quelle riguardanti la costituzione della materia. Né si deve supporre ch'essi fossero all'oscuro delle cosiddette scoperte moderne nel campo della psicologia. Al contrario gli egiziani avevano una profonda cognizione della scienza psicologica, particolarmente nei rami ignorati dalle scuole moderne e noti sotto il nome di "scienza psichica", la quale rende perplessi gli psicologi d'oggi e fa loro, sebbene con riluttanza, ammettere che, "dopo tutto, deve esserci qualche cosa". La verità è che al di là delle materie chiamate chimica, astronomia e psicologia (cioè la psicologia nella sua fase di "azione cerebrale"), gli antichi erano a conoscenza dell'astronomia trascendentale, ch'è quanto dire dell' astrologia; della chimica trascendentale, ossia dell'alchimia: della psicologia trascendentale, denominata psicologia mistica. Essi possedevano la conoscenza interiore, come pure quella esteriore che gli scienziati moderni solo posseggono. Fra i molti segreti della scienza posseduta dagli ermetisti figurava quello ch'è noto come "trasmutazione mentale".
La trasmutazione mentale è "l'arte di cambiare le condizioni dell'universo in funzione della materia, della forza e della mente".
"Così si può vedere come la trasmutazione mentale sia veramente la "Magia", della quale gli antichi scrittori hanno parlato tanto nelle loro opere mistiche, e attorno a cui hanno dato poche istruzioni pratiche".

Che siano esistiti uomini capaci di effettuare la trasmutazione "è cosa che i più seri occultisti di tutte le scuole non mettono in dubbio".
È presumibile che sia con tale "trasmutazione" che Brahma crei gli innumerevoli universi abitati.

"Esistono milioni e milioni di tali universi dentro la mente infinita del Tutto. E anche nel nostro piccolo sistema solare vi sono regioni e piani di vita di gran lunga più alti dei nostri, ed esseri in confronto dei quali noi, avvinti alla terra, siamo come le minuscole forme di vita adagiate sul letto dell'oceano. Esistono esseri con poteri ed attributi superiori a quelli che l'uomo ha sempre sognato essere in possesso degli Dei. E, tuttavia, questi esseri erano una volta come voi, ed anche ad un livello più basso; e col tempo, sarete come loro ed anche ad un piano più alto, poiché tale è il destino dell'uomo, da quando ci fanno sapere gli Illuminati".

Forse non tutti sanno che Yung, il padre della psicologia moderna, andava a dormire mettendo sotto il cuscino Il libro tibetano dei morti e che molto aveva attinto a quegli studi. Lo ha confessato egli stesso. Occorre che testi trascurati dal contesto accademico acquistino quella rilevanza scientifica che meritano.
La storia dell'umanità non può essere scritta solo in seguito all'osservazione dei "cocci" trovati nella sabbia. Questi, pur necessari sono solo secondari all'aspetto della ricerca. Per comprendere la storia, occorre rintracciare il "pensiero" della civiltà, oltre che scovarne gli addentellati del costume. Occorre capire i motivi interiori di una nascita, di una crescita, di una fine. Occorre distendere il panorama della ricerca in senso più globale possibile. Analizzare e considerare l'importanza di tradizioni, come i testi sacri" e quelli classificati mitologici. Occorre comprenderli appieno e non soltanto nel loro significato letterale. Occorre decodificarli. In più di una circostanza è stato dimostrato che la mitologia stessa è stata scritta con l'evidente uso di "chiavi" che nascondono ai più conoscenze astronomiche. Perché la classe dirigente nascondeva i segreti della scienza alle masse. Per governare? Per timore di una profanazione alla sacralità dei testi? Per fanatismo di casta?. Per meglio fissare nella memoria conoscenze dalla complessa natura tecnica? Errori ne sono sempre stati fatti dall'essere umano. Certi limiti possono essere comprensibili. Ma l'uso delle cose va visto al di là dei limiti umani. Occorre riconoscere appieno la verità delle cose stesse.

Lo sviluppo tecnologico dei popoli dell'antichità è ritenuto, dalla "corrente scientifica", di un livello inferiore a quello contemporaneo, nonostante che davanti ai nostri occhi si presentino esempi di straordinarie tecnologie come quella della Costruzione delle Piramidi in Egitto. Non basta, vi sono molti esempi in altri campi che dimostrano come la Terra sia stata testimone di una grande civiltà del passato.
La comunità scientifica mondiale è del parere che in antico gli umani non sapessero le cose che noi sappiamo. Questa "convinzione" si basa sul nulla. Non c'è nessuna prova della sua veridicità.
Ci sono per contro testi, antichi e non, che provano un grande sviluppo tecnologico nelle ere passate, ad un livello tale che si può senz'altro definire superiore al nostro. I testi menzionati sono i seguenti: il Mahaòbhaòrata, il più grande poema epico della letteratura mondiale, chiamato anche il quinto Veda, la Bibbia e il Raòmaòyana.

Quest'ultimo testo ci racconta che:
"Arjuna e i suoi fratelli non ebbero altra scelta che ricorrere alle armi. Cominciò così una guerra di enormi dimensioni. Tutti i grandi guerrieri della Terra, riuniti, gli uni per mettere sul trono Yudhisütühira, il maggiore dei Paònüdüava, gli altri per impedirglielo, attaccarono battaglia a Kuruksüetra. La lotta non durò che diciotto giorni, ma causò la morte di 640 milioni di uomini, cifra favolosa che ci fa comprendere il grado di perfezionamento raggiunto dalla civilizzazione vedica, in particolare, in materia di difesa. A quell'epoca, non solo conoscevano le armi nucleari brahmaòstra, più sottili delle nostre, ma anche le armi fisiche e altre ancora che agivano nell'acqua, nell'aria, nel fuoco, tutte con un grande potere distruttivo".

In questa guerra di Kuruksüetra, in diciotto giorni perirono 640 milioni di persone. Se non si avevano armi di distruzione di massa, una tale catastrofe non sarebbe potuta accadere. I 50 milioni di morte dell'ultima guerra mondiale sono meno della decima parte dei colpiti a Kuruksüetra.

Per comprendere meglio il grado di sviluppo tecnologico è bene approfondire la conoscenza intorno al brahmaòstra.
Quest'arma dei tempi vedici era lanciata mediante mantra e poteva essere paragonata alle armi nucleari d'oggi. Funzionava sul principio della combustione totale della materia producendo una fonte di calore sottile superiore a quella delle armi atomiche. Agendo con una caratteristica simile al fuoco di una lente, poteva addirittura essere diretta, come un laser, su un particolare obiettivo lasciando indenni le zone circostanti, nonostante la sua caratteristica nucleare.

"La conoscenza perfetta della scienza dei mantra consiste nel saper proiettare l'arma e nel saperla ritrarre".
Gli antichi avevano qualcosa in più di noi. Oggi, nessun'altra arma può frenare e dissolvere le radiazioni nucleari già esplose.
Vediamo il seguito:

"Udite le parole del Signore, Arjuna si purifica toccando l'acqua secondo il rito, gira intorno a Sri Krisna, poi lancia il suo brahmastra per neutralizzare quello di Asvatthama".
"Quando le radiazioni dei due brahmastra si fondono, un grande cerchio di fuoco, simile al disco solare, avvolge tutti gli astri del firmamento e gli spazi intersiderali".
"Nei tre mondi tutti cominciano a soffrire terribilmente per il calore prodotto dalle due armi insieme. Tutti pensano allora al saòmèvartaka, il fuoco che distrugge l'universo intero al tempo dell'annientamento".

Il Dhanur-Veda, che è la scienza militare vedica contiene tutti i segreti dell'arte di lanciare e controllare le diverse armi mediante mantra, e dirigerle con l'aiuto del suono, senza avere alcun bisogno di vedere l'oggetto da colpire.
Quello che dobbiamo comprendere da queste azioni divine e che se l'umanità si comporta male su questa terra, puntuale arriva il castigo.
È quello che è successo ad Atlantide.
C'è un'altra considerazione da fare: esiste un mondo superiore, di natura divina, che ha la possibilità di frequentarci quando e come vuole, che ci ha insegnato la civiltà, com'è scritto nelle opere platoniche.
Dobbiamo però avere il senso della misura, tornare alla Legge ed osservarla. I diluvi minori riguardano castighi parziali, ma il passato c'insegna che quando è l'intera umanità a perseverare nell'errore, sono stabiliti "nuovi cieli e nuova terra".
Questi rinnovamenti significano un cambiamento dell'asse terrestre necessario per una purificazione del pianeta. È anche questo il testamento di Atlantide scritto nella grande Piramide d'Egitto.

L'attendibilità delle scritture bibliche e degli antichi testi Egiziani non può essere messa in discussione. La medesima cosa si può dire delle scritture orientali.
Sappiamo che il compilatore del Mahabharata è stato S>rÿla Vyasadeva, l'avataòra scrittore apparso sulla Terra 5000 anni fa. Il termine avataòra indica un'incarnazione di Dio. La sua autorità è tale che non è facile "costruire" delle prove scientifiche intorno alla sua inattendibilità. Al momento, di scientifico c'è che la storia è lì, con precisione di nomi, di luoghi, di eventi, di strumenti, il dettaglio dei quali è di una precisione impressionante. Al di là della collocazione nella storia che il testo chiarisce, quella in ambito spirituale non deve far credere ai più che non possa essere attendibile, perché si avvale dell'ulteriore strumento della fede. Abbiamo già chiarito l'importanza della fede nell'uomo quale "vista" superiore. I termini "spirituale" o "metafisico" non devono collocare la posizione della ricerca scientifica in un "clima" di rifiuto, perché questo non è un risultato, ma un'erronea e altrettanto "posizione fideista", contraddittoria con la "credenza" scientifica.
Il termine "fede", come si vede prende il sopravvento e agisce anche al contrario. Spesso in ambito "scientifico" si dice: "taluno crede che la tal cosa sia così". Allora? Non è forse una fede che imposta un teorema scientifico? È ovvio che poi le prove la suggellano in stato di verità, ma anche in stato di falsità, se questa e riposta nel falso.
La metafisica è un ordine superiore alla fisica, e la sua conoscenza può relegare quest'ultima al giusto posto, vale a dire al di sotto, poiché la metafisica controlla la fisica e non viceversa. Alla fine l'uomo tornerà a conquistare questa cognizione È la stessa differenza che passa tra lo smodato esercizio di un "istinto" [stato fisico], e la condizione del suo controllo, per mezzo della mente [stato metafisico]. Usando la mente [stato metafisico] per guardare all'esterno, [stato fisico], gli scienziati giungono alla stoltezza di rinnegare se stessi. Non comprendono la "signoria" della mente sullo stato fisico e lasciano che sia quest'ultimo a governare su di loro. Il tempo darà loro torto. Solo così si spiega la moltitudine di misteri, ancora tali per la scienza. La differenza, che "gli scienziati" del passato ravvisavano fra deva ed "asura", sta proprio in questo.
I primi, in ossequio ai testi sacri, ne seguono le direttive, rispettando i valori della mente, i secondi, al contrario, guardando più alla fisicità delle cose, a causa di una più evidente e illusoria concretezza, ne perdono la stima, e li trascurano.
Lasciano andare questi valori dichiarandoli inutili e poco profittevoli. Sono salvi così l'avarizia e le brame che essi perseguono.
Per le menti comuni questi valori sembrano solo chimere, poco utili per raggiungere scopi più "consistenti" ed appariscenti. Se comprendessero appieno i segreti nascosti nei testi, potrebbero pensare di distruggerli pur di raggiungere i loro scopi.
Ciò che ha sempre salvato i testi è stata la trasposizione in codice: all'alfabeto è stato associato il sistema numerico, che diventa la chiave di lettura della "gematria" ebraica.
Così funziona la Kabala. Quest'operazione diventa nota solo agli "iniziati", che devono fornire prova d' essere degni di una "rivelazione" senza veli.
Il termine "ri-velare" nasconde in sé il concetto di "velare di nuovo", vale a dire mettere veli novelli per nascondere alla massa ciò che si è ricevuto con la "trasmissione", che è il vero significato di "iniziazione".Questa "scientifica" segretezza diviene la forza della millenaria conoscenza. Se tutte le energie della Scienza fossero spese a ricercare il bene, tralasciando il "comodo" tutti attingerebbero al segreto dei "Misteri".
Per secoli la "trasposizione" è sfuggita a molti destinatari "ufficiali" delle sacre dottrine. Essa rimane solo in piccoli "spazi" rimasti "immacolati" nei confronti del Sentiero della Conoscenza.

La "discenderia" delle Piramide, oltre a rappresentare un piano progettuale ben preciso, inviava il curioso o l'intemperante in fondo all'inferno simboleggiato dalla camera sotterranea, in ogni caso fuori della possibilità di attingere al "vaso sacro", dove realizzava la trasformazione del suo essere, da "umano" a "divino" riacquistando l'immortalità, perduta con il "bagno" di Narciso nelle "acque" della sua esteriorità, illuso che l'"immagine" potesse valere l'Archetipo: il vero e interiore "se stesso".

L'esteriorità dell'immagine di Narciso rappresenta, in grande, l'oggettivazione del mondo fisico cui l'umana specie sembra indirizzata. È questa la versione greca della caduta di Adamo, ed è questo un altro mito che crolla dal suo podio di favola. La "Nemesi" mitologica non è solo una dea, essa rappresenta la distruzione cui l'uomo va incontro se rifiuta le "grazie" della verità che nel mito prende il nome di Eco, perché inascoltata. Di questa ninfa della "montagna sacra", simbolo di solitudine e di grandezza d'amore della verità, resta solo un riverbero che pochi riconoscono.

"I miti non sono favole", ma "rappresentazioni di cose attuali rivestite in una forma fabulistica. Il loro nocciolo è vero, anche se il guscio che lo contiene è un'illusione".
"In ogni paese i miti raccontano il tempo leggendario dell'inizio, della nascita, della creazione (del mondo, dell'uomo, di un'isola, un animale, o un'istituzione). L'attualità dei miti risiede nella ripetizione di un tipo di rituale in condizioni particolari che li rendono vivi e continuamente attivi".

Il mistero del mito è il segreto posto a velo della verità che solo gli "iniziati" possono conoscere, perché essi vivono ai piedi della montagna sacra, dov'è Eco, fuori della "malattia" del mondo.
Quando il male diventa troppo endemico, la giustizia divina che ha nome Nemesi scrolla i guardiani dell'Asse, perché si abbiano "nuovi Cieli ed una nuova Terra".
È questo il più alto messaggio contenuto nella Piramide d'Egitto.
È facile per la "comunità scientifica" sorridere delle favole, perché essa non comprende che favole non sono. I sorrisi che dispensa sono consumati, come quelli di Narciso, intorno al vano riflesso illusorio di sé rappresentato dall'"immagine" delle cose, non dalla loro sostanza. I membri della comunità scientifica sono abituati a credere a ciò che "appare", non a ciò che è, e spendono tutte le loro energie in questa folle ricerca, perché sono "affascinati" dagli effetti illusori delle forze fisiche.

Il popolo di Atlantide, pur sconfitto dagli eventi, è oggi risorto dalle profondità della storia grazie al misterioso e possente piano progettuale messo in atto dai superstiti. Questi uomini, dotati delle più alte conoscenze, ci hanno lasciato un "testamento" di verità, con la costruzione mirabile delle Piramidi e di tutte le altre grandiose costruzioni disseminate sull'intero globo, allo scopo
-di consegnare all'uomo del futuro l'intero scibile ed il grado di sviluppo tecnologico e scientifico raggiunto;
-di segnalare lo spostamento dell'asse terrestre, e il piano dell'orbita, cause del grande "scempio di acque" o diluvio che ha spazzato via "parte" dell a terra che abitavano;
-di ammonire, forti della loro stessa esperienza, gli abitanti della Terra a rispettare la vita, il Pianeta e la legge divina.
Il mistero, durato nel tempo, è stato il vero custode dei loro segreti.
Quello che si evidenzia da questa grandiosa opera di ricostruzione è l'immagine di Atlantide quale culla della sapienza umana.
Le colossali costruzioni che presuppongono tecniche costruttive non inferiori alla nostra cultura, ci mettono in relazione alle conoscenze cosmiche di cui erano al corrente. Inoltre, celando un complesso riferimento al cielo mediante piani astronomici, di cui noi non abbiamo avuto prima nessuna certezza, ci ragguagliano ulteriormente intorno agli "sconvolgimenti" terrestri accaduti in un lontano passato.
La loro opera diventa la "regale" testimonianza di un popolo geniale costituito di dèi, che hanno abitato la nostra Terra 12.500 anni fa. Le loro realizzazioni sono prove dell'alto grado di conoscenza che avevano. Nel fare parallelismi con la nostra civiltà dovremmo tenerne conto, perché non sappiamo assolutamente nulla di gente a denominazione divina.

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